Nell’ultimo periodo in rete è possibile visionare un video il quale mostra ogni cambiamento avvenuto negli ultimi dieci anni, soprattutto per quanto riguarda brand che da tutti venivano considerati in un certo senso “indistruttibili”.

Parliamo ad esempio di Mc Donald’s, Disney, Apple, Mercedes Benz, BMW, Google, Microsoft, Coca Cola e molti altri ancora.

Si tratta di marchi che, con il passare del tempo, hanno visto “cadere” le proprie performance sul mercato, e questo non perché siano sulla soglia del fallimento ma semplicemente perché la ricchezza è stata ridistribuita nei confronti degli altri brand.

A dominare inesorabilmente la classifica, in questi video, vi è l’azienda creata da Steve Jobs ovvero la Apple, anche se quest’ultima ha vissuto nell’ultimo periodo un momento di crisi non indifferente.

In un giorno solo, infatti, essa ha perduto l’intero valore di Facebook in quote azionarie, per via dei dazi alla Cina imposti da Donald Trump che con la sua decisione ha abbattuto i mercati cinesi.

Non per nulla l’I-Phone in Cina costa molto di più, rispetto al costo che lo caratterizzava in precedenza.

Neanche i grandi si salvano

Anche i colossi quindi incassano colpi duri: l’esempio lampante è dato come dicevamo, dalla Apple, che ha capitalizzato circa mille miliardi di dollari in valore di capitalizzazioni azionarie ovvero una cifra che risulta difficile da pensare e da quantificare.

Il grafico che figura in questo video è importante perché è proprio lì che si evidenza, inequivocabilmente, la particolarità dell’era in cui stiamo vivendo che non c’è mai stata in precedenza.

Si tratta di un periodo che l’umanità non ha mai cercato di affrontare, poiché il cambiamento avviene ad una velocità tale da non avere il tempo di realizzare realmente quello che accade.

Ad esempio, parte delle aziende che nel 1980 erano considerate dei “colossi”, oggi non esistono nemmeno più.

La tendenza futura sarà questa: è possibile che un’azienda nuova riesca a fatturare molto denaro, in un arco di tempo abbastanza breve, per poi arrestare la propria ascesa al successo e scomparire nel nulla.

Dalle stelle alle stalle

Un esempio lampante è costituito dal caso “Groupon”, ovvero uno dei gruppi che storicamente ha ottenuto un fatturato molto alto nel minor tempo possibile, per poi subire altrettanto velocemente un drastico declino.

Ormai viviamo in un mondo frenetico, soggetto all’andamento delle mode nonché a quello che viene deciso e mostrato dai media.

Ad esempio, una gran parte della popolazione dice di non essere attratta dai social, e di non utilizzarli, ma in realtà i social non sono solo Facebook ed Instagram, ma possono essere considerati social, ad esempio, anche Whatsapp e l’intero Internet in generale.

In quest’ultimo caso l’interazione non avviene con gli utenti, ma direttamente con i brand e con le aziende poiché questi ultimi mettono la pubblicità ovunque in rete.

Possiamo dire che, dato l’andamento generale, per un eventuale futuro non si esclude nulla.

Il mondo cambia, ma non del tutto …

In un mondo in continua evoluzione, c’è una cosa che non subisce alcuna tipologia di cambiamento ed è la mentalità delle persone soprattutto in Italia.

Si tratta di una mentalità antica e troppo legata alle tradizioni, ai principi ed alle convinzioni date dal sistema di credenze che esse hanno costruito, vivendo all’interno di un determinato nucleo familiare ed in conseguenza di una determinata società, oppure effettuando un determinato percorso di studi.

Ciò però non vuol dire che tali credenze siano obiettive e condivise da tutti e, in questo senso, possiamo fare riferimento al mondo dell’imprenditoria.

Esso presenta un sistema di principi e credenze radicato a partire dagli anni ’50, e da allora è rimasto tale poiché in Italia in questo settore non è importante l’età dell’imprenditore ma, quello che si può evidenziare, e come il successo di un’impresa dipenda anche dalla mentalità di quest’ultimo.

L’innovazione che manca

Nel nostro paese esistono ancora aziende legate al concetto dell’imprenditore “padrone, aziende in cui i dipendenti sono posti su un altro piano rispetto ai dirigenti (non per abilità ma, nella maggior parte dei casi, per anzianità) e così via dicendo.

Esistono aziende che attuano il team building però poi, anche solo arrivare in ritardo, costituisce motivo di rimprovero o comunque di “punizione”.

Tutti elementi che dimostrano la mentalità retrograda che caratterizza l’imprenditoria attualmente, e soprattutto in territorio italiano.

La differenza oggi non la fa né il prodotto né il servizio offerto ma, bensì, la modalità che si utilizza per venderli ad una potenziale clientela.

A contribuire al successo dell’azienda, vi è la tenacia e la determinazione dell’imprenditore, insieme alla modestia.

In particolare, è proprio quest’ultimo elemento che non deve assolutamente mancare: in Italia è la mancanza di modestia che “ammazza” l’imprenditoria.

Infine …

C’è anche da dire un’altra cosa e cioè che le persone oggi hanno paura di “buttarsi”: pensano ad esempio che mettersi in proprio, sia un rischio, sono spaventate dall’idea che un giorno i robot possano sostituire il nostro valore in ambito lavorativo.

La cosa che non capiscono però è che i robot non sono il problema ma bensì la soluzione, in quanto essi vengono chiamati in causa per sostituire tutti quei lavori che oggi non servono più.

Inoltre, c’è un motivo se Amazon fa chiudere i negozi fisici: questi ultimi non equiparano la qualità del servizio, al prezzo di mercato ovvero un problema che non riguarda minimamente il colosso mondiale.

Se Amazon stabilisce una data di consegna, si può star sicuri che il prodotto arriverà nella suddetta data ed in virtù di ciò le aziende dovrebbero imparare a “fare relazione” con il potenziale cliente.